5 maggio 2007

Il ritaglio

di Pamela Franceschetto
Come sappiamo, la parola francese "découpage" significa "ritagliare", perciò il ritaglio rappresenta la pietra angolare dell'arte del découpage.
Purtroppo, le tecniche di ritaglio sono spesso ignorate... dopo tutto, abbiamo imparato tutti a ritagliare la carta alla scuola materna, no?
Invece non è così semplice e spesso un'immagine ritagliata male o in modo approssimativo può rovinare un oggetto fatto bene sotto altri aspetti.
Per diventare bravi nel ritaglio, l'unica strada è quella di tagliare, tagliare, tagliare!
Hiram Manning, il "padre" della riscoperta del découpage nel secolo scorso, diceva sempre ai suoi allievi di non lasciar passare neanche un giorno senza ritagliare qualcosa.
Quindi, prendiamo in mano le nostre forbici e cominciamo...

Ma quali mezzi: bisturi o forbici?
Ci sono sostenitori di entrambi i metodi, pertanto bisturi o forbici rappresentano semplicemente le preferenze personali del singolo découpeur.
In ogni caso, se si sceglie il bisturi, ci sono due tipi: lama fissa (A) e lama snodabile (B).
Come superficie su cui tagliare, ci sono i tappetini di gomma per i grafici, che "assorbono" il taglio, o una semplice lastra di vetro.
Anche se non si usa il bisturi per ritagliare un'immagine intera, può essere utile per ritagliare delle piccole zone interne, spesso irraggiungibili con le forbici.
La maggior parte di noi, comunque, usa le forbici. Ma quale tipo? Il consiglio più importante che posso dare è di spendere qualcosa in più, ma prenderne un paio buono!
Spendiamo tanti di quei soldi per colori, vernici, medium, ecc., eppure ignoriamo l'importanza della qualità delle nostre forbici che, peraltro, ci durano una vita.
La cosa più importante è che le forbici che usate siano le vostre, e solo vostre! Non vanno condivise con nessun altro.
Come le scarpe, che con l'uso si adattano ai nostri piedi, così anche le forbici si adattano alle nostre mani e al nostro modo di tagliare.
Il mio paio di forbici preferito l'ho "fatto fare" dal coltellaio del mio paese. Sono andata lì, ho scelto il paio che mi piaceva e lui, osservando come ritaglio, ha modellato le lame espressamente per me... e ho pagato meno di 10 Euro.
Come inizio, vanno bene le forbici da ricamo o da manicure: un paio con le lame rette (C) e un paio curve (D).
L'importante è che abbiano le punte affilate.
All'estero usano le cosiddette "iris scissors" (E) da dermatologo, con le lame rette o curve e l'impugnatura allungata per dare più "spazio di manovra".
Per le persone che soffrono di artrite, ci sono le forbici a pinza, curve e rette (F e G):

Cominciamo a tagliare
Prendete le forbici in mano, infilando il pollice e il medio nell'impugnatura e usando l'indice come sostegno.
Se l'immagine è curva, usate le forbici curve, con la curva delle lame contro quella dell'immagine. Tenete la lama inferiore leggermente angolata verso l'interno dell'immagine: questo crea una leggera smussatura del taglio, che riduce il "gradino" della carta una volta incollata e riduce lo sgradevole bordo bianco.
Se ci sono delle parti interne da tagliare, iniziate da queste, altrimenti, ritagliando per prime le parti esterne, una volta arrivati a quelle interne (normalmente anche più difficile come taglio) non vi resterà abbastanza carta in mano. Per ritagliare le parti interne con le forbici, fate un piccolo buco con la punta delle forbici e inserite la lama da sotto.
Per tagliare le parti esterne, i destrimani procedono in senso antiorario e i mancini in senso orario.
LE FORBICI NON VANNO MAI MOSSE durante il ritaglio.
L'unico movimento della mano destra è quello di aprire e chiudere le forbici, mentre la carta viene azionata dalla mano sinistra, che la deve girare in modo scorrevole, per creare delle curve uniformi e smussate.
Per cambiare la direzione del taglio, arrivato per esempio alla giuntura fra una foglia e un ramo, le forbici vengono tenute aperte e appoggiate all'angolo di giunzione e solo la carta viene girata; poi si riprende il ritaglio.
Nei ritagli complessi, per esempio mazzi di fiori delicati, può essere di aiuto creare dei "ponticelli" fra i gambi per tenere compatto il ritaglio. Prima di tagliare, segnare questi punti con una matita, facendo dei segni che indicheranno i ponticelli da eseguire, che comunque saranno asportati al momento dell'incollaggio.
Un ritaglio ben fatto deve risultare bello anche dal rovescio, degno di essere incollato anche da questo lato!

Il taglio creativo
A livelli più avanzati, un oggetto découpato deve incorporare anche elementi del "taglio creativo", cioè modellare l'immagine di base tramite il ritaglio, per creare un'immagine ricomposta.
Per esempio, come in questa fotocopia di un tovagliolo, in cui l'immagine è stata modificata per creare dei fiori completi; oppure ritagliare da una foglia più grande una più piccola per allargare la composizione.
Un'altra tecnica è quella del "piumaggio", in cui piccoli taglietti vengono praticati per dare l'illusione delle piume o del pelo di una figura.
Ma il non plus ultra del ritaglio è il cosiddetto "ritaglio libero", in cui il découpeur, senza nessun tipo di guida tracciata, crea una composizione intera utilizzando solo mente e... forbici.

I pigmenti


di Carla Spessato
Principali pigmenti:
GIALLO OCRA - Prodotto naturale di disaggregazione di rocce ferruginose e di minerali. La sostanza colorante è l’idrato di ossido di ferro. Può essere mischiato con tutti i pigmenti ed è assolutamente resistente alla luce ed agli agenti atmosferici. Il paese d’origine è la Francia. L’ocra gialla è però anche presente su tutta la Terra.
ROSSO OCRA - Pigmento terroso naturale, cotto artificialmente con un metodo di cottura analogo a quello dei mattoni argillosi. I componenti coloranti sono ossidi di ferro. Viene estratto in coltivazione a giorno.
TERRA DI SIENA NATURALE - Pigmento terroso naturale, idrato di ossido di ferro di colore giallo vivo. Si trova in Toscana, in Corsica, in Sardegna ed in parte anche in Germania: Baviera, Palatinato e Harz (Selva Ercinia) e in Francia. Assolutamente resistente alla luce ed agli agenti atmosferici, compatibile con tutti i leganti, tipico pigmento per velature. Effetto velante anche con la calce, compatibile con tutti i pigmenti. Viene estratto in coltivazione a giorno.
TERRA DI SIENA BRUCIATA - Pigmento terroso naturale, cotto artificialmente. Durante la cottura viene espulsa l’acqua combinata chimicamente. Contrariamente alle ocre, la Terra di Siena contiene una certa percentuale di silicati. Compatibile con tutti i pigmenti e i leganti, un ottimo pigmento per velature. Viene estratto in coltivazione a giorno.
ROSSO INGLESE - Pigmento terroso naturale, cotto artificialmente, simile all’ocra rossa. Assolutamente resistente alla luce ed agli agenti atmosferici, compatibile con tutti i pigmenti e i leganti. Viene estratto in coltivazione a giorno.
MARRON VERDE - Miscela di pigmenti minerali verdi (verde spinello, verde d’ossido di cromo) e di talco. Ha un effetto leggermente scurente se aggiunto all’olio. Assolutamente resistente alla luce ed agli agenti atmosferici, atossico.
VERDE ACQUA - Pigmento terroso naturale, i componenti coloranti sono idrati di ferro con idrati di ossido di manganese e silicati di allumina. Grazie alla percentuale di manganese essi favoriscono l’essiccazione se mischiati a colori ad olio. Le terre d’ombra sono presenti in varie tinte, in base al loro contenuto di ossido e silicato di ferro. Sono compatibili con tutti i pigmenti ed i leganti. Hanno un effetto leggermente scurente se aggiunti all’olio. Sono atossici ed assolutamente resistenti alla luce ed agli agenti atmosferici.
BRUNO NERO - Lignite manganesifera, pigmento vegetale, a lungo andare non è resistente alla luce, agli alcali ed agli acidi, non può quindi essere impiegato all’esterno. Mischiandovi dal 3% al 5% di soda si ottiene la cosiddetta vernice di noce. Siccome è relativamente difficile da bagnare con l’acqua, va impastata dapprima soltanto con prodotti detti "umettanti" (per es. spirito) e successivamente diluita con acqua.
NERO VITE - Pigmento vegetale, prodotto attraverso la carbonizzazione di viti vegetali. Da un punto di vista chimico si tratta quasi esclusivamente di carbonio puro. Presenta una buona resistenza alla luce e può essere impiegato in tutte le tecniche ed aggiunto a tutti i leganti e a tutti i pigmenti. Mischiato all’olio ha la proprietà di ritardare l’essiccazione, come d’altronde tutti i pigmenti neri. Non può essere utilizzato all’esterno.
BLU OLTREMARE - Pigmento minerale artificiale prodotto attraverso il riscaldamento di soda, argilla e zolfo. È atossico (ammesso in parte come colorante per generi alimentari), si può mischiare con tutti i pigmenti terrosi ma non con composti di rame e di piombo. Il blu oltremarino è resistente alla calce, alla luce ed agli agenti atmosferici, ma non agli acidi.
VIOLETTO OLTREMARE - Pigmento minerale artificiale ottenuto dalla miscela di rosso oltremarino e di blu oltremarino. Nella fase di produzione presenta una temperatura di combustione un po’ diversa. Prodotto attraverso il riscaldamento di soda, argilla e zolfo. È atossico (ammesso in parte come colorante per generi alimentari), si può mischiare con tutti i pigmenti terrosi ma non con composti di rame e di piombo. Non utilizzabile all’esterno.
Le principali tecniche artistiche che fanno uso di pigmenti:
Affresco: indica la tecnica che utilizza generalmente pigmenti diluiti in acqua che vengono stesi direttamente sull’intonaco fresco. Difficile precisare l’origine di questa tecnica che generalmente viene fatta risalire ai Greci, anche per le pitture di Ercolano e Pompei i pareri sono tuttora discordi, è con Masaccio che l’arte dell’affresco viene recuperata e si protrae durante tutto il rinascimento ed il periodo barocco.
Tempera: si riferisce a tutte le tecniche che utilizzano come medium al posto dell’olio, sostanze organiche quali colle animali e vegetali e leganti sintetici come per esempio gli acrilici. Prima del Cennini la tempera si riferiva alle mescolanze dei pigmenti con le colle animali mentre all’epoca del Cennini si impiegò soprattutto la mescolanza col tuorlo d’uovo, un procedimento tipicamente italiano che caratterizzò poi tutto il rinascimento.
Olio: riguarda le tecniche che utilizzano come medium gli oli seccativi e fissi e gli oli essenziali e che si basa sulle proprietà degli oli di mescolarsi con pigmenti coloranti e di essiccare con essi a contatto con l’aria. E’ una tecnica assai remota, vari studiosi sostengono che già i Greci erano a conoscenza delle proprietà dei vari oli che i pittori utilizzavano nei dipinti murali. Sembra perciò inesatto quanto scrive il Vasari secondo il quale Jan Van Eyck fu l’inventore di tale pittura, al quale si deve senz’altro attribuire il perfezionamento di questa tecnica.
Encausto: indica la tecnica che si serve di medium cerosi ed affini. Da non confondere con la pittura a cera dei moderni che consiste semplicemente nel dipingere su un qualsiasi supporto con dei colori ad olio disciolti in cera fusa nell’acqua ragia senza che essi vengano sottoposti a riscaldamento come invece avviene nella vera pittura ad encausto.
Queste invece sono dei metodi piu’ semplici che personalmente ho sperimentato:
Colore alla calce: E’ una pittura di aspetto rustico, non di difficile realizzazione ed abbastanza economica.
Non c’è una ricetta unica, dovete fare la mano e basarvi sul tipo di supporto, sul clima e sull’umidità.
Il supporto non deve essere poroso, se la superficie tende ad assorbire bisogna dare prima del fondo turapori.
Ipotizziamo di dover decorare il coperchio di una scatola di medie dimensioni, servono una tazzina di calce in polvere, 1 tazzina d’acqua, un quarto di tazzina di pigmento e un cucchiaino di legante, io vi consiglio della caseina. Applicate l’impasto ottenuto con una piccola spatola, lavorate in orizzontale da un lato all’altro del lavoro.
Colla pigmentata: Latte cagliato con il limone circa 50 gr, 10 gr di calce, pigmento e acqua quanto basta per avere una emulsione fluida. Perfetta come fondo sul legno.
Gouache: gomma arabica, acqua e pigmento.
Pittura acrilica: Legante acrilico (di solito è plextolo), acqua e pigmento.
Tempera all’uovo: rosso d’uovo, olio di lino, pigmento.
Potete aproffondire l’affascinante mondo dei pigmenti con queste letture:
Speciale Arte del Decorare Creare Risparmiando di Donatella Bonetti, Lumina Edizioni
Colori naturali di Francesca Besso, Fabbri Editore

Pittorico sotto vetro


di Lucia Piazza
Il decoupage pittorico realizzato sotto il vetro è decisamente ormai un’applicazione conosciuta da alcuni anni, ma sempre bella ed elegante per decorare piatti, centro tavola, o ciotole.
Malgrado sia una tecnica che già molte di voi conoscono, leggo spesso delle richieste di aiuto sulla realizzazione di questa tecnica, che malgrado sia molto immediata, non risulta sempre molto chiara. Ho ritenuto opportuno quindi fornire una spiegazione approfondita della tecnica ma soprattutto, un chiarimento su come evitare i problemi tipici del pittorico sottovetro legati alla formazione di:
• "coaguli" del colore dovuta ad una precoce asciugatura dei prodotti,
• "strisciate" dei colori che corrono uno indipendente rispetto agli altri, e
• "aureole" o macchie attorno alla carta senza che il colore venga sfumato gradatamente verso le parti esterne
1. Lo studio dell’oggetto è sempre un momento, a mio avviso, molto importante, che deve prendere in esame sempre la forma e le proporzioni dell’oggetto stesso. Il mio suggerimento è di scegliere, se siete alle prime armi, dei soggetti semplici e di evitare composizioni complesse, proprio per la difficoltà di incollare i ritagli al contrario. Inoltre, vi consiglio di personalizzare sempre le vostre creazioni, scrivendo il vostro nome già direttamente su un ritaglio con un pennarello indelebile, prima di incollare l’intera composizione.
2. Per incollare i ritagli sotto il vetro, applicate la colla (solitamente quella per tovaglioli; la mia preferita è la patio paint) sia sulla carta (sul davanti!) che sul retro del piatto in modo da creare una superficie di scivolamento per i ritagli che all’ultimo momento avessero necessità di dover essere un po’ spostati. Incollare bene la carta è una fase molto importante come pure controllare che tutte le estremità siano state perfettamente fissate, altrimenti il colore potrebbe passare sotto il ritaglio e vedersi dal vetro, compromettendo in questo modo il lavoro.
3. Dopo che la composizione si è perfettamente asciugata, preparate in un piattino la tavolozza di colori acrilici che riprenda il più possibile la gamma dei colori presenti nelle carte. Con l’uso di pennelli tondi a setole rigide, (solitamente io uso solo pennelli grossi) cominciate il lavoro applicando un bianco coprente (primer all’acqua - Decomania) in modo abbondante cominciando da un primo spicchio. Da dietro portate successivamente il colore, picchiettando la zona vicino alla carta. Per cercare di sfumarlo gradatamente verso fuori, dal più scuro vicino alle carte, al più chiaro nelle parti più esterne, è necessario riprendere il pennello con il primer e sfumare il colore, togliendo in questo modo ogni antiestetica macchia . L’applicazione del colore da dietro attraverso il bianco, va realizzata solo quando quest’ultimo è ancora bagnato in quanto se comincia ad asciugarsi, il colore non si riesce a sfumare correttamente dando luogo a degli antiestetici "coaguli". Questa tecnica va eseguita partendo da un piccolo spicchio procedendo poi successivamente sia da destra che da sinistra a piccole parti fino alla completa esecuzione dell’oggetto, cercando di evitare le antiestetiche macchie dovute ai coaguli di colori e i "binari" che si potrebbero formare fra due colori contrastanti vicini che non sono stati correttamente fusi fra di loro (che si realizza con l’uso del pennello intinto nel bianco fondendo due sfumature vicine).
4. Quando tutte le sfumature pittoriche sono state completate e i colori si sono asciugati, rifinite la parte sottostante con una mano di primer uniformando il fondo. Successivamente spugnate con un colore delicato che ne riprenda uno della composizione e, appena asciutto, carteggiate il bordo del vostro oggetto.
Solitamente alla fine, applico della carta di riso, o stendo un prodotto vetrificante per dare maggiore resistenza al fondo della mia opera.

Il craquelé

di Debora Clerici
Col termine inglese crackle (in francese craquellé) si intende una screpolatura tipica delle vernici e delle ceramiche, imitata nel découpage con l’ausilio di appositi prodotti.
Nel seguito parlerò del cracklé di fondo (altrimenti detto a due colori o a panino), ovvero dell’effetto che si usa conferire al fondo di un oggetto prima di découparlo (nel sottovetro, ovviamente, il fondo screpolato si esegue dopo aver incollato le immagini).
In commercio esistono tantissimi prodotti screpolanti, generalmente chiamati country o monocomponenti, atti allo scopo. Praticamente ogni casa produttrice ha in catalogo uno screpolante per il fondo.
Il procedimento generale da seguire per ottenere una bella screpolatura con la vernice screpolante monocomponente è lo stesso per tutte le marche.
Innanzitutto bisogna prestare attenzione a lavorare sempre con pennelli puliti e asciutti, perché questi prodotti non amano l’acqua.
Si parte stendendo una campitura uniforme del colore che si desidera far intravedere tra le crepe.
Una volta asciutto si stende la vernice screpolante (in maniera più o meno abbondante a seconda della marca) e quando è asciutto (in controluce deve essere opaco) si passa velocemente il secondo colore (stando attenti a non ripassare nella stessa zona più volte, altrimenti le crepe non escono) a pennello o con la gommapiuma (a seconda che si cerchino crepe piccole e sottili (gommapiuma) oppure più marcate (pennello molto carico) che asciugando si screpolerà.
L’asciugatura dello screpolante può essere accelerata con l’ausilio di un asciugacapelli, a patto di usare aria fredda e di non tenere il getto fisso su una zona, ma muoverlo costantemente.
La profondità delle crepe ottenute è proporzionale alla quantità del secondo colore stesa: più colore significa crepe più larghe e profonde, e questo effetto può essere accentuato anche soffiandoci sopra aria calda durante l’asciugatura.Una volta che anche il secondo colore è asciutto, si può procedere con il découpage e magari con un bel pittorico.
Tra i vari prodotti testati, ho constatato che:
- gli screpolanti country Marabu, Stamperia e Apa Ferrario screpolano qualsiasi marca di colore acrilico, anche quelli per belle arti;
- lo screpolante CWR screpola solamente gli acrilici della stessa marca.
Discorso a parte merita il kit per cracklé Classic Stamperia, utilizzabile sia per cracklé di finitura (nonostante la casa produttrice dica il contrario) che per il cracklé a due colori.
La procedura (spiegata anche nelle istruzioni allegate ai prodotti) è la seguente:
- stendere il primo colore;
- dopo circa 15 minuti stendere lo step 1 (il colore sottostante non deve essere completamente asciutto);
- dopo circa 1 ora (lo step 1 deve essere asciutto) stendere il secondo colore;
- quando il secondo colore è asciutto stendere lo step 2 e attendere la formazione delle crepe.
Il risultato è analogo a quello ottenuto con meno tempo e fatica con gli screpolanti monocomponenti.
In mancanza di questi prodotti, si possono ottenere delle belle screpolature di colore utilizzando le tempere o gli acrilici da découpage (Attenzione! Quelli per belle arti per questo metodo non vanno bene). E’ sufficiente stendere uno strato abbondante del secondo colore e soffiarci sopra dell’aria molto calda: la superficie esterna tenderà così ad asciugarsi quasi istantaneamente (e, quindi, a ritirarsi), mentre la parte interna di colore ci metterà più tempo e si otterranno le tanto agognate crepe che lasceranno intravedere il colore sottostante.

Finitura col micro-mesh

di Luisa Rivolta
Dopo aver decorato l’oggetto con la tecnica di découpage che preferisci, stendi su tutta la superficie diverse mani di vernice trasparente per livellare lo spessore dei ritagli: passa una mano di vernice dal basso verso l’alto, lascia asciugare perfettamente e passa una mano in senso inverso (da destra verso sinistra) e così via.
Dopo aver passato 10-15 mani di vernice, inizia a carteggiare usando la carta 280 o 300. Se l’immagine sottostante si graffia, ritocca e passa altre 5 mani di vernice. Carteggia ogni 4-5 mani di vernice aumentando man mano il grado: 400, 600, 800, 1000. Dopo circa 25-30 mani di vernice lo scalino dei ritagli dovrebbe essere livellato (dipende dallo "spessore" della vernice utilizzata) … passa infine la lana d’acciaio.
Consiglio: non carteggiare in senso circolare, ma con leggerezza e sempre nello stesso senso, in questo modo si diminuiranno i graffi.
Terminata la fase di carteggiatura, controlla a luce radente se sono rimasti dei luccichii e passa il liquido Micro-Gloss 5, che elimina i piccoli graffi.
Inizia ora la fase di lucidatura: agisci su una superficie di circa 10/15 cm quadrati alla volta.
Inumidisci il telo abrasivo Micro-Mesh 2.400 e carteggia nella direzione opposta all’ultima carteggiatura effettuata. Carteggia per un minuto circa e poi passa ad un’altra zona di 10/15 cm e così via.
Pulisci l’oggetto passando una spugna umida e asciugando con un panno morbido.
Inumidisci ora il telo abrasivo 3200 e ripeti l’operazione carteggiando in senso inverso rispetto a prima. Pulisci e continua in questo modo con i teli abrasivi 4000 e 6000.
Se preferisci donare un effetto satinato al tuo oggetto, fermati pure qui (o alla fase precedente, cioè al telo 4000): la superficie sarà perfettamente liscia, satinata e setosa, ma non brillante. Se decidi di fermarti, qui passa il liquido Anti-static Crème con un panno in flanella.
Se invece vuoi avere un effetto lucido e brillante, prosegui con lo stesso metodo con il telo abrasivo 8000 e 12.000.
Passa il liquido lucidante Micro-Finish con un panno in flanella e lascia assorbire; passa infine il liquido Anti-static Crème che elimina l’elettricità statica e protegge la superficie.